Delitti sessuali

Mi chiede, ha una voce graziosa, se ieri tornando le vie del quartiere erano sicure, perché aggiunge le darebbe fastidio chiedere un ulteriore favore alla collega. Mi propongo di accompagnarla fin sotto casa, se ha paura ad andare da sola, chè del resto mi è di strada, ma si rifiuta categoricamente senza motivo. Paura di che? Tornando da messa forse la madre le avrà detto ciò che una signorina è bene faccia e ciò che una signorina oltre le soglie di un nuovo millennio eviti. E lei evita me e da sola non torna ma scomoda un fratello o un amico al bromuro. Quasi che i maschi della città extracomunitari extravaganti stiano strumento pronto in mano a infilzare la prima pollastrella in un vicolo buio. Ma forse semplicemente non vuole noie, non vuole che un manzo le si avvicini e le parli del suo sorriso degli occhi o del culone. Ma non è la sola, tanto che anche un’altra in età da marito, che attendevo al varco dopo una chiacchierata su addizioni e sottrazioni, si è fatta aspettare da non so chi. Io invece sul tram ho sgranato piselli.

Al lavoro

Sono al lavoro, un lavoro dimerda con una paga da schifo. Sto 8 ore al giorno al telefono ripeto sempre le stesse cose non è un granchè trovate? Eppure la sera o voglia di ridere e non mi deprimo cerco gli amici schivo, paro i loro colpi e a volte ne assesto qualcuno. La vita è questo. Io sono già stanco sta passando un'altra mattina inutilmente.

Beata lei

Il pantalone nero le sta bene e il viso con due occhi stanchi pure meglio. Ci versa da bere a tutt'e due lo stesso intruglio in bicchieri diversi. Ramazza il Posto dall'opposto al lato nostro in cui siamo seduti sudati, ma senza sorridere se non glielo chiedi. Poi il mio giovane amico celato dal bancone fa come a chiederle il tempo. E lei risponde che è lo stesso di sempre, che non è cambiato e va via e ci bacia e ci da dei belli. Io qualche sera dopo, sempre rivolto al mio amico mentre eravamo per strada assumendo nicotina, avverto che una donna di quella stazza prenderebbe il largo con me. Mi risponde facendo tutta una storia e si lamenta di chi vuole uscire soltanto da amica. Poi accende la moto e un mazzo consumato di rose che qualcuno senza starci a pensare aveva dimenticato su una bicicletta.

Con un caffè o senza

Proprio nel bel mezzo di una pacifica conversazione, ne domandava una tazzina scura, sbeccata senza piattino. Fischiava l'ordigno, avvisava i passeggeri miei stimoli in attesa. Poi lo zuccherava a piacere, mai per comando, e leccava il romito cucchiaino che mi passava a mo' di staffetta. Che non fosse un invito quello che io ho sempre preso per pudicizia ostile. Adesso che è ben lungi dal farlo, a meno che in un bar o dove aspetto e le offro da bere, adesso vorrei ricambiarle la cortesia e leccarle anch'io il cucchiaino fino a farlo brillare per poi renderlo intonso. E non mi si venga a dire che non è un desiderio condiviso. Io che prima sputavo nel piatto con pochissime distinzioni di sorta, ora nel peggiore dei casi le leccherei la scodella, anche se m'è bastato, la solitudine fa di questi scherzi, sentirne da lontano l'odore.

La bestia immonda



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Dopo di noi

Mi alzo a fatica dal letto. E' già un'impresa raggiungere il bagno. Una doccia è quello che ci vuole. Lascio cadere l'acqua bollente nel solco della mia spina dorsale. Sto già meglio. Mi vesto piano, l e n t a m e n e n t e. Deglutisco un caffè seduto in soggiorno dove Giovanni fuma e tossisce con in dosso un cappotto per l'intenso freddo. Mi faccio forza, esco. All'inizio mi muovo a fatica, mi fermo mettendo entrembe le mani sulla parte terminale della schiena. Dopo qualche centinaia di metri l'organismo si rimette in moto, sembro quasi una persona normale. In metro ho accanto una ragazza che legge un libro. La fisso e penso a ciò che mi potrebbe fare con le sue carnosissime labbra. Scendo a POLICLINICO. Sulle scale mobili il caffè inizia a fare effetto. Faccio aria. Dietro di me qualcuno tossisce. Malanni stagionali.

Han fatto lo sciopero

Oggi giornata a rischio per il trasporto pubblico qui a Roma. Tuttavia i disagi sono stati contenuti. Sull'autobus siamo stretti stretti, una ragazza mi sorride. A me diventa subito un po' duro - microerezione mi hanno spiegato - ma ho addosso un'anziana signora che approfitta così di questa imbarazzante attenzione. Io scendo alla mia fermata, lei, la ragazza, prosegue chissà per dove. In redazione è tutto tranquillo, anche M. è giunta al lavoro puntuale e si occupa dei suoi compitini. In serata, qualche minuto fa, chiama il Prof.: "Ricchione" mi fa. E mi chiede se mi sono trasferito; dico che no, che lo faccio domani e che quindi l'aperitivo salta. Gli chiedo del Savio, fa trapelare che ha passato la notte fuori e che è tornato distrutto alle sette di mattina, sarà per questo che non blogga. Ma poi non c'era sciopero ieri? Per me tira più un carro di buoi.