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Al voto, Al vuoto

Si torna a votare per i referendum. No, io non ci andrò, ma non è per colpa mia che il quorum non verrà raggiunto. Tutti, quasi, i partiti sono contrari alle mofiche che una vittoria del sì introdurrebbe. Le urne verranno quindi quasi certamente disertate, sarebbe ora forse di pensare ad una modifica dello strumento referendario, ma qui non è di questo che voglio parlare. Era il giugno del 2005 gli italiani erano chiamati al voto per la modifica di alcune norme in materia di procreazione assistita. Io vivevo e lavoravo a Roma (come si legge nella quarta di copertina di molti illustri autori) e tornai in Abruzzo, all'epoca ero sempre in bolletta, non che le cose siano molto cambiate d'altronde, per esprimere il mio voto nel piccolo seggio a cui appartengo. Ero molto speranzoso che il sì vincesse e che la metà più uno degli aventi diritto si sarebbe recata a compiere il proprio diritto-dovere. Anche personaggi da cui magari non te lo saresti aspettato, come Gianfranco Fini, si erano espressi per il sì. La mattina dopo era già tornato a Roma, quando si seppe che solo il 30% aveva votato andai su tutte le furie, non era in me. Sul tram che mi portava al lavoro pensavo che sette passeggeri su 10 se ne erano fregati altamente e avevo voglia di impiccarne qualcuno agli appositi sostegni. Scesi a piazza Quadrata, lì c'è una chiesa sul portone della quale campeggiava un manifesto in cui c'era un bambino che supplicava di essere risparmiato dal boia. Ero in collera, strappati il manifesto imprecando qualcosa e dicendo: " siete contenti adesso che avete vinto?". Ancora adesso, dopo tanti anni, a ripensarci mi vengono gli occhi lucidi. Di lì a poco sarei stato sottoposto ad un piccolo intervento, come ricordo ironico in questo post, ma qui mi fermo. Per fortuna grazie alla tenacia di alcune persone, a quell'infamia si sta ponendo rimedio, a loro la mia stima e gratitudine.

sul finire

“Quante volte diciamo che bello questa cosa è, e poi ci accorgiamo che questa cosa non è” è questa una battuta presente nel film “Cuori nella tormenta” di Oldoini ed è Verdone a dirlo a Lello Arena. Frase questa che si adatta bene al nostro tempo e al mio personale. Pensavamo che l’Italia fosse un paese civile, ma ci si accorti che così non è dopo l’indifferrenza che il nostro popolo ha mostrato nei confronti dei quesiti referendari. Pensavo che l’Europa fosse una realtà acquisita e imprescindibile, ma da più parti ora comincia a serpeggiare più di un malumore. Pensavamo che questo cuore potesse trovare un battito un respiro comune, condiviso, non è stato così. Nei prossimi giorni la redazione sarà un po’ ferma, abbiamo preso le ferie in blocco. Torneremo, spero, a metà luglio. Ultimi fuochi prima dell’estate.