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Reintegri

Mentana deve essere reintegrato. Lo ha deciso il giudice del lavoro di Roma. Anche a me piacerebbe esserlo al mio vecchio posto, ma a che pro? Caro Enrico, a cosa serve tornare in un posto in cui non ti vogliono, dove saresti solo contro tutti, dove le condizioni in cui operare sarebbero impossibili? giusta senz'altro la sentenza, ma forse è il caso di cambiare.

Vuoi sapere se sudo? (2005) di Onesto Trimone

Ho le mani che somigliano ad altro. Così non la potrò abbracciare né accarezzare di certo. No. È presto, il sole è ancora in bagno a lavarsi la faccia io invece sono già per la strada. Il barista stamattina non sa cosa dirmi (vengo qui perché la colazione, cappuccino e cornetto costa un euro soltanto) e accenna, di sicuro lui è già più stanco di me, un fiacco saluto. L’autobus è vuoto, c’è solo qualche immigrato che seduto guarda la città sbadigliargli in faccia. Io resto in piedi. Devo andare a tagliare i capelli, penso, mentre digrigno i denti sullo specchietto dell’autista. Mi strofino le guance, solo adesso ho notato che la barba è da fare. L’aggiungerò alla lista delle cose da fare, se avrò tempo di farla, perchè ogni giorno diventa più lunga. Le porte dell’autobus si aprono rumorosamente, sono arrivato. Faccio un tratto a piedi ho le stringhe slacciate, mi fermo per allacciarle, le scarpe stanno proprio tirando le cuoia. All’ingresso i colleghi fumano l’ennesima sigaretta di questa domenica mattina. Hanno fatto la notte, scambio solo qualche battuta circostanziata ed entro.
Otto ore dopo. Ho la testa vuota e trentacinque euro in più nel portafogli. Non ho voglia di fare niente. Mi siedo in una bar e chiedo un Campari e un tramezzino al salmone, poi un altro con la bresaola, 7 € dei trentacinque sono andati. Guardo il display del telefono in attesa di una tua chiamata, un messaggio che esprima un tuo desiderio di vedersi. Niente. Cerco Leo ma non prende, poi Matteo. Sono in centro, alla Feltrinelli, hanno comprato dei libri e un cd che devo assolutamente masterizzare, ci vedremo a Termini fra mezz’ora. Poi, forse, una birra. Sono calmo, la metro è stracolma di gente che mi suda accanto. Una ragazza che profuma di muschio bianco mi è a fianco. La immagino mia, pronta a darmi fiducia e forza, e a segnare il mio corpo col suo. Sulla sbarra di appoggio faccio scendere la mia mano sulla sua. Non mi guarda, giustamente pensa che abbia perso la presa e la sposta tranquilla più in giù. La metro rallenta d’un tratto, la mia donna recente mi è addosso. Sommergo nei suoi capelli, chiede scusa e sorride meravigliosamente. È la mia fermata. Scendo.

Resa dei conti

Il mio curriculum universitario non è straordinario. Ho preso dei buoni voti, un paio di 30 e lode, ma anche due 23 a storia della lingua italiana. Certo a ricevimento da De Mauro, lì al terzo piano del dipartimento di studi linguistici, incontravo tante capre, mi ricordo che la dottoressa K. dovette correggere su di una tesi la parola suono per sostituirla con fono, c'è una bella differenza! Tuttavia non ho mai brillato. Da cosa dipenda tutto questo il mio amato professore lo ha più volte spiegato e ripetuto da ultimo in un articolo comparso su internazionale della scorsa settimana. Non voglio rimproverargli niente ai miei, però è vero chi nasce quadrato è più difficile che diventi tondo.

Non lamentatevi

Cento lavori orrendi
Storie infernali dal mondo del lavoro
Einaudi

Una rivista inglese ha tenuto per anni una rubrica, aperta ai lettori, in cui si potevano descrivere le proprie esperienze lavorative. Da quella rubrica sono state scelte queste cento storie a rappresentare cento lavori differenti: dall'Aiuto cuoco in un negozio di kebab al Consulente per internet, dall'Ammazza-salmoni, al Perforatore di torte, dal Postino al Telefonista porno. Cento lavori possibili, impossibili, spesso terrificanti; lavori che nell'immaginario collettivo non vengono considerati poi cosí male ma che si rivelano una vera e propria tortura. Il libro ci racconta gli sforzi, la miseria e la ribellione di chi ha lavorato in bui e infernali magazzini, ma anche uffici, call center, ospedali, ristoranti e fabbriche

Al lavoro

Sono al lavoro, un lavoro dimerda con una paga da schifo. Sto 8 ore al giorno al telefono ripeto sempre le stesse cose non è un granchè trovate? Eppure la sera o voglia di ridere e non mi deprimo cerco gli amici schivo, paro i loro colpi e a volte ne assesto qualcuno. La vita è questo. Io sono già stanco sta passando un'altra mattina inutilmente.

Faccia di cane

Oggi Faccia di Cane l'avevo a un tiro di schioppo, i suoi numerosi reggiseni push-up, le sue colaratissime magliettine smanicate, il suo bel colorito olivastro, la sua fluente chioma scura, mi mandavano il sangue alla testa. Non mi si incula per niente. Io e il mio collega N., che nel frattempo ha stretto contatti con l'amichetta, l'abbiamo invitata a fare una pausa in sala break. Con la scusa della fessura bassa Faccia di Cane ha inserito le monetine di eurolandia inarcando di parecchio il bacino. Quando, mi sono chiesto, i cani inarcano così il bacino? Solo quando sono in calore, mi dice il mio collega N. In preda a una crisi isterica ho alzato il braccio destro con la mano apertissima e le ho dato una sberla sul culo. Il mio collega N. incredulo scoppia in una risata senza precedenti mentre FdC si rialza dolorante. Allora apre la lattina di coca-cola paziente per non rompere le unghie e ne beve un sorso tornando alla sua postazione. Con mio grande stupore la reazione di Faccia non è stata quella di un cane. Una volta davanti al mio monitor noto strani movimenti alla mia sinistra, questa volta. La mano di Faccia si avvicina lentamente sul mio pacco avvilito da giorni, ne afferra il contenuto e comincia a muovere la lingua appena rinfrescata dalla base del pene fino alla sommità del frenulo. Le urla della TL fanno accorrere tutti gli staffati sul luogo del misfatto. Ormai ero già venuto, la bocca piena di seme sorrideva soddisfatta al suo nuovo lavoro.

Nota il post di oggi non mi appertiene non ho mai toccato il sedere di Faccia di Cane con cui mi scuso per l'increscioso e inspiegabile episodio).

Traite filj de pute

Nel pomeriggio di ieri venivo spronato a produrre in una moderna galera, nella quale i condannati non sono costretti a pagaiare né tanto meno sono remo muniti, ma obbligati invece a indossare una graziosa quanto esiziale (per usare un aggettivo a me tanto caro) cuffietta.
Il Kapò di turno, una donna che mi pare di aver conosciuto in circostanze e luoghi, credo, diversissimi da quelli in cui adesso sono abituato, mi sto abituando, a riconoscerla, incitava gridando ritmicamente a gran voce il numero delle attivazioni residue, i moderni galeotti a darsi da fare per raggiungere in fretta prima della chiusura, la costa: l’obbiettivo.
Io ho fatto la mia parte, altri la loro. C’era chi già dalle dieci della mattina, cuffia in testa, aveva ottenuto (estirpato?), anche 8 attivazioni! (io solo due dalle 16:30 alle 20:00 orario di chiusura). Otto attivazioni significa dato che ieri era sabato e l’attivazione del servizio che propiniamo telefonicamente ai clienti di una nota compagnia di telefonia fissa viene pagata 12,00 € lordi, che nella migliore delle ipotesi per 10 ore di lavoro si possono guadagnare 96,00 € lordi, a cui va poi detratto un 20% di non meglio specificata trattenuta. Si arriva così a 76,80 € quindi a 7,68 €/h. Non male dirà qualcuno ma questa è solo la migliore delle ipotesi. La maggior parte degli operatori guadagna molto di meno. Ma su questo torneremo.

sul punto di...

Un'altra polirematica per esprimere lo stato attuale delle cose. Ieri dopo l'ennesimo briefing, dopo cioè essere stato ancora una volta brieffato per benino (per aspirare a un paga da fame: 4,20 €/h) ero proprio sul punto di. Altri precari e altre precarie, poi, hanno diviso con me (mentre cercavo di essere, di apparire, anche forzandomi in qualche misura, una creatura normale) il pane, il fumo, e il viaggio. Ho voluto, sempre ieri, rompere quel muro di orgoglioso silenzio e affrontare me stesso e poi gli altri, provando ad ascoltarli come prima istanza, facendo poi un ulteriore sforzo per comprenderli. La strada per tornare sulla strada, pare essere ancora faticosa (già nel 1997 con tutt'altre perplessità parlavo di strada, di cammino, di compagnia, di viaggio, usando le stesse parole di adesso; attendere, attenzione, era a quell'altezza già un fare cfr. "Alla Luna Leggera") e per adesso solinga. C'è stato, ora mi pare di capirlo appieno, un punto di smarrimento, un maledetto spazio vuoto, una assenza. Questo vuoto, questa landa senza cielo e stelle mi ha fatto perdere, smarrirmi. Per ritrovare la strada è ora opportuno tornare indietro seguendo le orme che lasciate nel cammino, sperando che il vento che adesso non ha alcun profumo, il tuo speziato è svanito da tempo, non l'abbia cancellate.