Words
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Ragionavo ieri, davanti alla trasmassione di Fazio e Saviano, che oramai la
maggior parte delle persone che mi "piacciono" o con cui "collaboro" o con
cui ...
Che vi posto?
Ieri Cinthia (uso questo stratagemma grafico per non far spazientire o irritare qualcuno, chi legge queste pagine conosce la potenza evocativa della PAROLA, specie nella sua forma scritta) era davvero carina. La magliettina bianca metteva in evidenza il suo bel colorito e tutto il resto (ometto la citazione baglioniana per quel poco di decenza che mi resta). Anche la serata, in cui il Savio ha dimostrato ancora una volta quanto vale, restando poi con l'immancabile pugno di mosche in mano, è trascorsa, caldo a parte, in modo piacevole. Avvertivo però un senso di non appartenenza, di estraneità, di celato disagio. Quante postpostserate postuniversitarie come quelle di ieri ci saranno ancora? Quando finirà questo lento e penoso ultimo capitolo? Voltare pagina non, basta serve un nuovo incipit. Sarà per un’altra sera.
San Pietro è Paolo?
Oggi a Roma è festa. I romani, nessuno si offenda se li chiamo così, hanno approfittato - chi ha potuto - della bella giornata di sole per raggingere le località della costa. Si possono annoverare: Ostia, ragginta da mia sorella, che fra l'altro romana non è, e odia questa città e i suoi residenti; Tor Vaianica, da una fetta più o meno ampia di salariati; Capo Cotto, da qualche guappo senza se e ma; Fregene, da chi ha potuto muoversi (incolonnarsi) a bordo di station-wagon o cabrio o spider. L'elenco potrebbe continuare, ma lo interrompo qui. Per i romani il mare è qualcosa che gli appartiene, che sentono loro. Si dilungano in discorsi sulle personali preferenze di tratti di litorale a nord o a sud della capitale, argomentando il discorso in modo empirico con esempi e esperieze personali. Io resto in città, alle due dovrò uscire per raggiungere Rebibbia e telefonarvi a casa. Buona ADSL a tutti.
Traite filj de pute
Nel pomeriggio di ieri venivo spronato a produrre in una moderna galera, nella quale i condannati non sono costretti a pagaiare né tanto meno sono remo muniti, ma obbligati invece a indossare una graziosa quanto esiziale (per usare un aggettivo a me tanto caro) cuffietta.
Il Kapò di turno, una donna che mi pare di aver conosciuto in circostanze e luoghi, credo, diversissimi da quelli in cui adesso sono abituato, mi sto abituando, a riconoscerla, incitava gridando ritmicamente a gran voce il numero delle attivazioni residue, i moderni galeotti a darsi da fare per raggiungere in fretta prima della chiusura, la costa: l’obbiettivo.
Io ho fatto la mia parte, altri la loro. C’era chi già dalle dieci della mattina, cuffia in testa, aveva ottenuto (estirpato?), anche 8 attivazioni! (io solo due dalle 16:30 alle 20:00 orario di chiusura). Otto attivazioni significa dato che ieri era sabato e l’attivazione del servizio che propiniamo telefonicamente ai clienti di una nota compagnia di telefonia fissa viene pagata 12,00 € lordi, che nella migliore delle ipotesi per 10 ore di lavoro si possono guadagnare 96,00 € lordi, a cui va poi detratto un 20% di non meglio specificata trattenuta. Si arriva così a 76,80 € quindi a 7,68 €/h. Non male dirà qualcuno ma questa è solo la migliore delle ipotesi. La maggior parte degli operatori guadagna molto di meno. Ma su questo torneremo.
Il Kapò di turno, una donna che mi pare di aver conosciuto in circostanze e luoghi, credo, diversissimi da quelli in cui adesso sono abituato, mi sto abituando, a riconoscerla, incitava gridando ritmicamente a gran voce il numero delle attivazioni residue, i moderni galeotti a darsi da fare per raggiungere in fretta prima della chiusura, la costa: l’obbiettivo.
Io ho fatto la mia parte, altri la loro. C’era chi già dalle dieci della mattina, cuffia in testa, aveva ottenuto (estirpato?), anche 8 attivazioni! (io solo due dalle 16:30 alle 20:00 orario di chiusura). Otto attivazioni significa dato che ieri era sabato e l’attivazione del servizio che propiniamo telefonicamente ai clienti di una nota compagnia di telefonia fissa viene pagata 12,00 € lordi, che nella migliore delle ipotesi per 10 ore di lavoro si possono guadagnare 96,00 € lordi, a cui va poi detratto un 20% di non meglio specificata trattenuta. Si arriva così a 76,80 € quindi a 7,68 €/h. Non male dirà qualcuno ma questa è solo la migliore delle ipotesi. La maggior parte degli operatori guadagna molto di meno. Ma su questo torneremo.
sul punto di...
Un'altra polirematica per esprimere lo stato attuale delle cose. Ieri dopo l'ennesimo briefing, dopo cioè essere stato ancora una volta brieffato per benino (per aspirare a un paga da fame: 4,20 €/h) ero proprio sul punto di. Altri precari e altre precarie, poi, hanno diviso con me (mentre cercavo di essere, di apparire, anche forzandomi in qualche misura, una creatura normale) il pane, il fumo, e il viaggio. Ho voluto, sempre ieri, rompere quel muro di orgoglioso silenzio e affrontare me stesso e poi gli altri, provando ad ascoltarli come prima istanza, facendo poi un ulteriore sforzo per comprenderli. La strada per tornare sulla strada, pare essere ancora faticosa (già nel 1997 con tutt'altre perplessità parlavo di strada, di cammino, di compagnia, di viaggio, usando le stesse parole di adesso; attendere, attenzione, era a quell'altezza già un fare cfr. "Alla Luna Leggera") e per adesso solinga. C'è stato, ora mi pare di capirlo appieno, un punto di smarrimento, un maledetto spazio vuoto, una assenza. Questo vuoto, questa landa senza cielo e stelle mi ha fatto perdere, smarrirmi. Per ritrovare la strada è ora opportuno tornare indietro seguendo le orme che lasciate nel cammino, sperando che il vento che adesso non ha alcun profumo, il tuo speziato è svanito da tempo, non l'abbia cancellate.
"Mi cucino da solo purtroppo"
Pubblicato da
SHORK
on martedì, giugno 08, 2004
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Etichette:
critica letteraria,
lingua
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Comments: (0)
I lettori più attenti che negl’ultimi tempi sono andati sempre più scemando, avranno senz’altro riconosciuto nel titolo di questo post l’ultimo verso di una mia ormai datata poesia. Sono le sedici e trenta di un sabato pomeriggio non troppo convinto, alzatomi da poco, consumo mentre vi scrivo seduto alla scrivania del computer, un piatto di trenette al pesto che ho preparato da me medesimo. Quando scrivevo quei versi, lamentando anche che nessuno voleva dividere il cuscino e il letto composto facevo riferimento anche a altri significati posseduti del verbo cucinare. TDM nel suo dizionario Paravia ci ricorda che cucinare oltre che: “preparare e cuocere le vivande” ha anche i seguenti significati figurativi e famigliari: “arrangiare, accomodare in modo conveniente: cucinare un compito, cucinare un articolo, […] sistemare per le feste: adesso ti cucino io!”. Cucinarsi da solo quindi vale anche arrangiarsi o peggio flagellarsi. A questo va aggiunto il fatto che cucinare/cuocere hanno un’aria semantica che inferisce con i termini quali: passione, amore, desiderio: essere cotto, cuocere di invidia, ecc. Ora non voglio che il lettore che è giunto fin qui creda che cucinarsi significhi meramente masturbarsi ma in un certo senso è così se consideriamo il termine nel suo significato più ampio (c’è un libro di dubbia qualità ma di grande successo che si intitola “Come smettere di farsi le seghe mentali” o qualcosa del genere).
La sortita di ieri sera al Trinity, locale della capitale frequentato da turiste e altre giovani che vogliono riscoprirsi genuine alla ricerca del salutare biscotto, (come promette una recente campagna pubblicitaria di una nota casa dolciaria) ha suscitato in me le solite perplessità. Riaccompagnando a casa le giovanette (tosette avrei detto un tempo) mi è stato chiesto: “Tu come ti chiami?” – “Leonardo” ho risposto pronto, e lei, la bimba (poteva avere 19 anni): - “Come mai un nome italiano?”. E poi, dopo le mie spiegazioni: - “Parli poco, come mai sei timido o introverso?”. Anche se so che questo esempio non ha valore diciamo ontologico, dice molto su di me magari anche di più di tutta la mia poesia o presunta tale. Chi acconsente taccia.
La sortita di ieri sera al Trinity, locale della capitale frequentato da turiste e altre giovani che vogliono riscoprirsi genuine alla ricerca del salutare biscotto, (come promette una recente campagna pubblicitaria di una nota casa dolciaria) ha suscitato in me le solite perplessità. Riaccompagnando a casa le giovanette (tosette avrei detto un tempo) mi è stato chiesto: “Tu come ti chiami?” – “Leonardo” ho risposto pronto, e lei, la bimba (poteva avere 19 anni): - “Come mai un nome italiano?”. E poi, dopo le mie spiegazioni: - “Parli poco, come mai sei timido o introverso?”. Anche se so che questo esempio non ha valore diciamo ontologico, dice molto su di me magari anche di più di tutta la mia poesia o presunta tale. Chi acconsente taccia.
PBI - Acrobazie necessarie
Pubblicato da
SHORK
on sabato, maggio 29, 2004
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Etichette:
piccola Biblioteca Inventata
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Comments: (0)

N. N. Orfei, Arrivare a fine mese: trucchi, espedienti, funambolismi, Editori Reniti, 2004.
Il più importante e noto artista circense italiano, illustra in un pratico manualetto corredato di efficaci illustrazioni, esercizi e tecniche per eseguire salti mortali e altre acrobazie per riuscire ad arrivare sani e salvi alla fine del mese. Un manuale necessario.
A che punto è la botte
Periodo movimentato quest'ultimo. Dopo le ultime serate trascorse nei più noti locali gay della capiatale a caccia di trofei, anche a costo di tornare a casa con le mani insanguinate (o peggio), il Savio sabato scorso ha organizzato una piccola festa in occasione di una particolare ricorrenza, una specie di S. Barbara, in cui sono stati esplosi gli ultimi fuochi di una bella stagione che inevitabilmente giunge al termine. Molte le assenze ma molte anche l'essenze. SAVIO IN-FESTA proponeva l'invito e cosi è stato. Ma adesso veniamo a noi, e a quello che più interessa chi aspetta da tempo, sulle nostre pagine, una novità qualunque. C'è in sostanza da chiedersi, da cosa dipenda l'insormontabile difficoltà incontrata nel produrre qualcosa di positivo dalla nosta redazione, perchè Leo, Edo e Onesto negli ultimi mesi non hanno licenziato nulla che ritenessero atto al: "visto si stampi"? La risposta è più complicata e articolata di quanto possiate pensare. Punto primo: con il trasferimentio della redazione dal quartiere Prati a quello di Casal Bertone, l'umore è finito fin sotto i tacchi e dato che il citato quartiere è infestato da cani e padroni di cani, potete immaginare quale sia lo stato d'animo colletivo. In scondo luogo il mancato rinnovo del finanziamento che la regione Lazio dava al Ns. sito ha aggravato ulteriormente le cose è ognuno di noi è dovuto tornare più stabilmente al proprio lavoro: Leo al call-center, Edoradro alla sua pizzeria, e Onesto dopo un periodo di cassa edile sulle impalcature. Altri motivi poi, più o meno personali, sui quali taccio, hanno complicato orrendamente le cose. Ma quandio arriverà dunque la tanto attesa primavera? Presto vi prometto, difatti ci sono un paio di idee in cantiere che verrano al più presto varate, idee a detta di qualcuno TITANICHE
Il Vs. Andrea l'unico della redazione ancora in piedi.
Il Vs. Andrea l'unico della redazione ancora in piedi.